MAR 2021
La prima volta in vigna senza nonno
Ci sono tornato a marzo. La prima volta da quando nonno è morto.
Nonno era Rocco Longo. Per tutti, Mast Rocc’ Lu Lepr. La vigna era sua: Pietragalla, provincia di Potenza, 730 metri sul livello del mare. Me l’ha lasciata lui. Io e nonno eravamo legati forte, e quel pezzo di terra adesso era roba mia. Sulla carta. Perché nella pratica era roba dell’erba.
Era ferma da almeno cinque anni. E cinque anni, per una vigna, sono un’eternità.
Non so cosa mi aspettavo. Forse di trovarla come me la ricordavo. Invece no. Tutto abbandonato. Erba alta, foglie secche ovunque. La vigna c’era, ma sembrava che non l’aspettasse più nessuno.
Te lo dico: è stata una botta. Un dispiacere vero, di quelli che non sai dove mettere. Perché una vigna abbandonata non è solo un campo in disordine. È uno che non c’è più, e si vede.
Io di vigna non sapevo niente. Zero. Vivo a Roma, e fino a quel giorno il vino l’avevo solo bevuto. Però stare lì fermo a guardare non mi riusciva. Allora ho fatto l’unica cosa che sapevo fare: mi sono messo a pulire le foglie secche. Che su una vigna intera è tanta roba, lo so. Ma da qualche parte dovevo cominciare.
E mentre pulivo ho fatto una promessa. Niente di grosso, eh. Niente cantina, niente etichette, niente progetti. Una bottiglia. Almeno una bottiglia di vino da questa vigna la devo tirare fuori.
Una. Poi vediamo.
(Spoiler: ci ho messo tre anni.)
Recuperare una vigna abbandonata: da dove si parte. Questo blog è il diario di quel recupero, mese per mese. Senza filtri: gli errori, i cinghiali, la peronospora, le parolacce e, ogni tanto, pure le soddisfazioni. Se ti hanno lasciato una vigna e non sai da dove cominciare, sappi che nemmeno io lo sapevo. Si comincia dalle foglie secche.