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MAG 2021

Nessuno ci crede

Tornato dalla vigna ho fatto l’errore del principiante: l’ho raccontato in giro.

«Rimetto a posto la vigna di nonno. Ci faccio il vino.»

Nessuno ci credeva. Famiglia, amici, gente del paese: nessuno.

E a essere onesti, messa giù così, avevano ragione loro. Facciamo l’elenco:

  • la vigna è ferma da almeno cinque anni;
  • io vivo a Roma, lei sta in Basilicata: 400 chilometri;
  • non ho mai potato una pianta in vita mia;
  • di come si fa il vino… me lo bevo.

Uno normale a questo punto lascia perdere. Fa finta di niente e ci pensa l’erba.

Io invece ho insistito. Non perché avessi un piano. Il piano non c’era. C’era una promessa fatta a marzo davanti a un mucchio di foglie secche, e a me le promesse mi restano in testa.

Poi c’è un’altra cosa. Quando tutti ti dicono che non si può fare, ti viene una voglia matta di farlo.

Quindi a maggio 2021 la situazione era questa: una vigna abbandonata, zero esperienza e nessuno che ci credeva.

Tranne uno. Io. E mi pareva un buon inizio.

Recuperare una vigna vivendo lontano: si può? Me lo chiedevo pure io. La risposta l’ho capita col tempo: si può, ma non da soli e non di corsa. Serve qualcuno del posto che ne sa più di te, servono giorni interi da passare lì e serve la testa dura. La testa dura ce l’avevo. Il resto è arrivato dopo.