MAR 2023
La potatura da solo
Tocca a me.
L’anno scorso c’era Cumbà Nard che spiegava e io che annuivo. Quest’anno la lezione è finita e c’è il compito in classe: devo mettere in pratica quello che ho imparato.
Che casino.
Parto dalle piante che avevamo sistemato l’anno scorso, e lì la sorpresa è buona. Non stanno male. Si vede dove era passata la forbice: la pianta ha una forma, capisci cosa tenere e cosa tagliare. Su quelle vado quasi tranquillo. Quasi.
Poi arrivo alle altre. Quelle lasciate, che l’anno scorso non avevo fatto in tempo a toccare. E lì è davvero difficile. Un altro anno di crescita libera sopra a quelli di abbandono: un groviglio che non sai da che parte prenderlo. Ogni pianta è una discussione. Taglio qui? E se poi non butta? Taglio là? E se era quello buono?
Alla fine tagli. Perché a stare lì a guardarla la pianta non si pota da sola.
Quello che è venuto fuori è un lavoro di ripristino. Non il top, lo dico io prima che lo dica qualcun altro. Qualche taglio è da manuale, qualcuno è da denuncia. Ma abbiamo tempo per migliorare. La vigna mica scappa, e io nemmeno.
Intanto vediamo come va.
Potatura della vite: il secondo anno è più difficile del primo. Il primo anno hai qualcuno accanto che decide per te. Il secondo decidi tu, e scopri che la regola è semplice e ogni pianta è un’eccezione. Due cose mi hanno aiutato. Uno: cominciare dalle piante già sistemate, che ti rifanno l’occhio. Due: accettare che sulle piante abbandonate il primo taglio è un ripristino, la forma bella arriva negli anni dopo.