GEN 2025
Cominciamo o concimiamo?
Gennaio. In campagna c’è poco da fare.
Le piante dormono, la terra è fredda, le giornate sono corte. Il vino della prima vendemmia sta in cantina a riposare nell’acciaio. In vigna, al massimo, c’è una cosa: un pugno di concime per dare un po’ di forza alle piante.
E qui si apre un mondo.
Perché sul concime ognuno ha la sua. C’è chi pianta le fave in mezzo ai filari, le lascia crescere e poi le rivolta nella terra. C’è chi usa solo prodotti naturali. E c’è chi non mette niente, perché tanto la vigna ha sempre fatto da sé.
Io li ho ascoltati tutti. E alla fine ognuno mi ha convinto un po’.
Quest’anno ho deciso di mettere qualcosa.
Il ragionamento è semplice. L’anno scorso la vigna ha dato la sua prima vendemmia. Poca uva, ma l’ha data. Dopo anni di abbandono, di potature, di peronospora. Mi pare il minimo darle qualcosa in cambio.
Quindi giro per i filari col mio concime. Qualcosa di naturale, biologico. Quale di preciso? Boh, non me lo ricordo. Niente di scientifico, appunto. Un po’ di forza per ripartire a primavera.
Vediamo che succede.
Se a maggio le piante esplodono, avevo ragione io. Se non succede niente, avevano ragione quelli delle fave. Ve lo dico.
Concimare la vigna in inverno: sì o no? Dipende dal terreno e da quanto la vigna produce. In inverno, a pianta ferma, si può distribuire un concime organico che si scioglie piano e arriva alle radici per la ripresa di primavera. Il sovescio, cioè seminare tra i filari piante come le fave e poi interrarle, fa un lavoro simile in modo naturale. In una vigna che si sta riprendendo dopo anni di abbandono un aiuto moderato di solito non guasta. Troppo concime invece fa crescere foglie più che uva.