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MAR 2022

La prima lezione di potatura

È ora di fare sul serio. Marzo, tempo di potatura, e io di potatura so quello che sapevo l’anno scorso: niente.

Per fortuna c’è Cumbà Nard.

Cumbà, per chi non è di queste parti, vuol dire compare. Nard è il padre di Dino, quello che a giugno mi aveva detto «ti do una mano». Ecco, la mano è questa: la prima lezione. Forbici in mano, pianta davanti, e lui che spiega.

E la teoria, ve lo devo dire, non è così difficile. Guardi la pianta, scegli cosa tenere, tagli il resto. Detta così la impara pure un bambino.

Poi ti giri verso la vigna vera.

Dopo tanti anni di abbandono le viti non sono viti. Sono rovi. Tralci che vanno in ogni direzione, legno vecchio sopra legno vecchio, piante che non capisci dove cominciano. La pianta bella ordinata della spiegazione qui non esiste.

A guardarle così bisognerebbe tagliare tutto. Riportarle a zero e ripartire. Ma è il primo anno e la mano è quella che è. Quindi andiamo piano: quest’anno facciamo così e vediamo come va.

Tre giorni di potatura e non riesco a farla tutta. Le piante sono tante, e io sono lento come uno che sta imparando. Cioè lentissimo.

Però è un buon inizio. E a me, per adesso, un buon inizio basta.

Potare una vigna abbandonata: cosa ho capito. Tre cose, da principiante. Uno: la potatura si fa a fine inverno, quando la pianta è ancora ferma. Due: su viti lasciate andare per anni non recuperi tutto in una stagione, ci vogliono più inverni per riportarle a una forma decente. Tre: fattelo spiegare da qualcuno, pianta alla mano. I video aiutano, ma la tua vigna non l’hanno mai vista.