← Tutta la storia

FEB 2024

Un po' di studio non fa male

Tre anni di vigna e una cosa l’ho capita: da solo ci arrivo, ma ci metto il triplo.

In campagna ho Cumbà Nard e i consigli di chi passa. Ma sul vino, quello che succede dopo, dall’uva alla bottiglia, sono rimasto a «me lo bevo». E siccome il piano è arrivare a farlo, il vino, forse è il caso di sapere come si fa.

Quindi ho fatto una cosa che non facevo da un pezzo. Mi sono iscritto a un corso. Anzi, ci siamo iscritti: io e Francesca, che in questa storia c’è stata quasi sempre, anche quando non la nomino.

Di base è un corso di degustazione di vini artigianali. Cioè, sulla carta, uno va lì e impara ad assaggiare. Già così non è male come compito a casa.

Solo che questi sono bravi. Non ti mettono un bicchiere in mano e basta: ti spiegano come ci è arrivato, quel vino, nel bicchiere. Come si fa il bianco. Come si fa il rosso, e perché non è la stessa cosa. Il passito. Il muffato, che è un vino fatto con l’uva attaccata da una muffa, e lo fanno apposta. Le bolle.

Io e Francesca stiamo lì a prendere appunti come a scuola. Meglio che a scuola, a dire il vero.

E sto iniziando a capirci qualcosa. Non tanto, eh. Ma certe parole che in vigna sentivo e facevo finta di sapere adesso hanno un senso.

Alla fine imparare da qualcuno che lo sa fare non è una cattiva idea. Ci ho messo tre anni a capirlo. Sono lento, lo so.

Serve un corso per fare il vino in casa? Obbligatorio no: il vino si fa da sempre senza diplomi. Ma se parti da zero, capire cosa succede durante la fermentazione ti evita gli errori più stupidi. Un corso di degustazione serio aiuta due volte: impari come nasce un vino e impari a riconoscere i difetti. Così, quando assaggi il tuo, sai cosa stai sentendo.