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MAR 2024

La nuova potatura col brutto tempo

Terza potatura. E stavolta c’è una cosa nuova: si vede la differenza.

Le piante che l’anno scorso avevo potato meglio stanno in un’altra categoria. Ordinate, con i tralci dove devono stare. E come se si vede. Per la prima volta guardo una pianta e penso: questa l’ho fatta bene io.

Sulle altre stendiamo un velo.

Comunque parto convinto. Forbici, filare dopo filare, ormai la mano c’è. Arrivo a più di metà vigna e sono pure soddisfatto.

E lì arriva Rocco, coi consigli nuovi.

Devi tagliare di più. Di più? Di più. La pianta la devi portare al minimo.

Al minimo. Io che stavo lì a lasciare un tralcio in più per sicurezza, che non si sa mai. Sbagliato. Meno lasci, meglio lavora.

Bene. Grazie. Peccato che avevo già fatto più della metà della vigna.

Vabbè. L’anno prossimo so già come fare: taglio tutto.

Ah, dimenticavo il dettaglio. Sono stati tre giorni in cui ho preso tanta, ma tanta acqua. Lo so che in campagna quando piove non si dovrebbe andare. Lo sanno tutti. Ma io avevo solo quei giorni lì, e la vigna sta a 400 chilometri: non è che torno giovedì.

Quindi ho potato sotto l’acqua. Tre giorni.

Ho le ossa bagnate.

Quanto tagliare quando si pota la vite. Più di quanto viene naturale a un principiante. Lasciare tanti tralci «per sicurezza» sembra prudente, ma la pianta disperde la forza. Con una potatura più corta, poche gemme su legno buono, lavora meglio. Quante lasciarne dipende dalla pianta e dalla forma che le dai: fattelo far vedere prima di cominciare, non a metà vigna come me. E se puoi scegliere, non potare sotto la pioggia: i tagli freschi con l’umidità sono una porta aperta per le malattie del legno.