OTT 2021
C'è speranza, ma si riparte da quasi zero
Ottobre porta il verdetto. Si può fare.
Lo scrivo di nuovo perché suona bene: si può fare. Le piante ci sono, sono vive, e con il lavoro giusto possono tornare a dare uva.
Fine delle buone notizie.
Perché una vigna non è fatta solo di piante. C’è tutto quello che le tiene su: i pali, i fili, la struttura dei filari. E quella sta messa male. Ma male male. Pali che hanno fatto il loro tempo, fil di ferro arrugginito che se lo guardi storto si spezza. Roba che aveva messo nonno, quando la vigna l’ha fatta lui, e che dopo anni di abbandono non regge più niente.
Rattoppare o rifare? Ci ho pensato poco. Via tutto. Cambiamo tutto.
E così ho cominciato a smontare i vecchi filari. Un palo alla volta, un filo alla volta. È un lavoro strano, smontare. Non costruisci niente, anzi: a fine giornata la vigna sembra più nuda di prima. E fa un certo effetto smontare con le mani tue quello che nonno aveva montato con le sue.
Però è l’unico modo. Se devo fare ‘sta cosa, la faccio bene. Pali nuovi, fili nuovi, impianto nuovo. Le piante restano quelle di nonno. Tutto il resto si rifà.
Si riparte da quasi zero. Quasi, perché le piante ci sono. E le piante sono la parte che non si compra.
Quando conviene rifare l’impianto. In una vigna vecchia la domanda arriva sempre: tengo i pali che ci sono o li cambio? Dipende da come stanno. Se il ferro è arrugginito e i pali non tengono, ogni stagione passi più tempo a riparare che a lavorare le viti. Rifare tutto costa fatica e soldi, ma lo fai una volta.